terra. Erano un popolo di montagna, non di contadini. Il mistero la tormentava.
Una sera, mentre il sole infiammava il cielo occidentale, Gotchimin si avvicinò da solo alla capanna. Si fermò sulla linea che lei aveva tracciato nella terra tanto tempo prima, una linea che ora sembrava simboleggiare un abisso tra due mondi.
«Kora Abernathy», la chiamò con voce rispettosa. «Posso parlarti? È giunto il momento che tu ne conosca il motivo.»
Kora, che stava pulendo il suo fucile sulla veranda, esitò. La paura era stata sostituita da una profonda e irresistibile curiosità. Annuì, posando il fucile, ma tenendolo a portata di mano. “Parla.”
Gochimin non oltrepassò il limite. Rimase lì, un’alta e imponente silhouette contro la luce morente, e iniziò a raccontare una storia.
«Sedici anni fa», iniziò con voce bassa e risonante, «mio padre, il grande capo Cochius, guidò un piccolo gruppo di guerrieri attraverso queste montagne. Non
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