e mi porse una busta sigillata. Il dottor Harper lo seguì sorridendo.
“Congratulazioni”, disse. “Sapevi già cosa c’è scritto, ma ora ce l’hai scritto.”
Le mie mani tremavano mentre le aprivo. Ed eccola lì, in termini clinici e percentuali: la probabilità che fossi il padre biologico di Sofia. 99,9999%.
Alzai lo sguardo. Sofia era immobile a metà masticazione sul vassoio della colazione, con lo sciroppo che le colava dal mento.
“Cosa dice?” chiese.
Mi avvicinai e mi inginocchiai davanti a lei. “Qui è scritto ciò che il mio cuore già sapeva”, dissi. “Sei mia. In ogni modo che conta.”
Un sorriso così radioso da far male le apparve sul viso. Mi gettò le braccia al collo.
“Ti amo, papà”, sussurrò.
La parola “papà” mi avvolse come una pelle nuova. In quel momento, seppi che non c’era nulla che non avrei fatto per proteggerla.
La misi giù delicatamente. “Resta qui
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