di ogni norma sociale che, quando me li raccontò, ero certa di aver capito male.
«Ti affido a Giosia», disse. «Il fabbro. Sarà lui tuo marito.»
Fissai mio padre, il colonnello Richard Whitmore, padrone di 5.000 acri e di 200 persone ridotte in schiavitù, certo che avesse perso la testa.
«Giosia», sussurrai. «Padre, Giosia è ridotto in schiavitù.»
“Sì, so esattamente cosa sto facendo.”
Quello che non sapevo, quello che nessuno avrebbe potuto prevedere, era che questa soluzione disperata si sarebbe trasformata nella più grande storia d’amore che avrei mai vissuto.
Prima di tutto, lasciatemi parlare di Josiah. Lo chiamavano il bruto. Alto due metri e dieci, se non meno di un centimetro. 136 chili di muscoli puri, frutto di anni passati alla fucina. Mani capaci di piegare barre di ferro. Un volto che faceva indietreggiare persino gli uomini più grandi quando entrava in una stanza. Tutti ne erano
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