Mi ero promessa di non piangere il primo giorno. Durante il tragitto in macchina, me lo ripetevo come un mantra: questo lavoro era un nuovo inizio, questa città un nuovo capitolo. Sarei entrata in quell’asilo nido professionale, composta e serena.
Stavo sistemando il materiale artistico sul tavolo in fondo alla stanza quando è arrivato il gruppo del mattino. Due bambine sono entrate mano nella mano: riccioli scuri, guance paffute, l’andatura sicura di chi si sente padrone di ogni stanza in cui entra. Non potevano avere più di cinque anni, la stessa età che avrebbero avuto i miei gemelli.
Ho sorriso automaticamente, poi mi sono bloccata. Somigliavano in modo inquietante a me da giovane.
E poi corsero dritti verso di me. Avvolgendosi intorno alla mia vita, si aggrapparono con la presa disperata di bambini che aspettavano da troppo tempo.
“Mamma!” urlò di gioia la più alta. “Mamma, finalmente sei arrivata! Ti
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