tutta la notte, togliendomi la collana, rimettendola a posto, dicendomi che avrei trovato un altro modo. Ma il mattino è arrivato comunque.
Mi sono diretto in centro al banco dei pegni, quel tipo di posto in cui entri solo quando non hai più alternative.
Il campanello sopra la porta suonò non appena varcai la soglia.
Un uomo anziano stava in piedi dietro il bancone, con gli occhiali calcati sul naso.
«Posso aiutarla, signora?» chiese.
Ho esitato, poi ho appoggiato la collana sul bancone come se temessi che potesse mordere.
“Devo venderlo.”
Gli diede appena un’occhiata prima che le mani gli si bloccassero. I suoi occhi si fissarono sulla collana e il colore gli svanì dal viso così in fretta che pensai potesse svenire.
«Dove l’hai preso?» sussurrò.
«Era di mia nonna», dissi, infastidito dal ritardo. «Senti, mi serve solo abbastanza per l’affitto.»
“Come si chiamava?”
“Merinda. Merinda L. Perché?”
Aprì
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