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Ho sentito mia figlia sussurrare “Mi manchi, papà” al telefono – ho seppellito suo padre 18 anni fa

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un eroe. Né alla sua partenza, né al suo ritorno.

Ma non era nemmeno un cattivo. Era un uomo. Debole. Pieno di difetti. Umano.

Un uomo che è fuggito dall’amore finché l’amore non è cresciuto e ha bussato alla sua porta, chiedendo di essere riconosciuto. Susie lo ha perdonato. Ho imparato a stabilire dei limiti che mi hanno permesso di rimanere sano di mente e completo.

E Charles?

Be’, sta ancora imparando. Sta imparando a essere presente. A commentare, a farsi notare. A ricucire qualcosa di fragile partendo dai detriti che si è lasciato alle spalle.

Alcuni fantasmi non ti perseguitano per sempre. Altri bussano educatamente, 18 anni dopo, e aspettano in silenzio.

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