correre in giro”, l’ho sentito dire a mia madre.
“Io non ero nemmeno qui dentro”, ho detto.
La mia voce si fece acuta e stridula, come sempre accadeva quando sapevo che stavo per essere incastrata.
Mi guardò con quell’espressione calma e condiscendente che in seguito avrei imparato a detestare, come se fossi solo una bambina che si inventa storie.
«Probabilmente non l’hai fatto apposta», disse, «ma devi stare più attento».
E così finì tutto.
Mia madre mi ha lanciato un’occhiataccia delusa, e io sono andata in camera mia sentendomi più piccola che mai.
Se fosse stata l’unica volta, forse non mi avrebbe dato fastidio.
Ma non lo era.
È successo più e più volte. Sempre quel tanto che bastava a farmi fare brutta figura. Mai abbastanza da far sembrare lui il cattivo.
Poi arrivarono i nuovi arrivati. Prima la mia sorellastra quando avevo sette anni, poi il mio fratellastro due
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