mi mandava piccoli aggiornamenti, non tutti i giorni, non in modo appiccicoso, giusto quel tanto che bastava per farmi sapere che c’era e che ci stava provando.
Le azalee davanti a casa sono finalmente fiorite.
Il lavello della cucina ha ricominciato a fare quel rumore orribile.
Ho trovato la tua vecchia tazza blu in fondo all’armadio. La uso ancora.
I messaggi erano semplici, ordinari, e forse è proprio questo che mi ha commosso di più. Non c’era alcuna finzione. Nessun senso di colpa. Nessun sentimento forzato. Solo mia madre che mi parlava come se fossi sua figlia e non una figura autoritaria distante con cui doveva camminare sulle uova. Non mi ero resa conto di quanto mi fosse mancato tutto ciò finché non è tornato.
Poi, una domenica sera, mentre stavo preparando il risotto e rovinando una camicia intatta con gli schizzi di brodo, mi ha chiamato inaspettatamente.
“Sei occupato?”
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