Il mio pollice continuava a rimanere sospeso.
Tre secondi.
Poi ho scorciato verso l’alto. Oltre la L. fino alla E.
Eunice Park.
Ha risposto dopo che il telefono ha squillato due volte.
Ho scritto le mie promesse nuziali. Posso leggervele?
Una pausa. Un breve respiro.
Poi leggilo. Più lentamente di quanto pensi sia necessario.
Sto leggendo.
Lei ha ascoltato.
Quando ebbi finito, lei disse: perfetto.
E poi, con voce più sommessa:
Tua madre deve sentirlo.
Lei non lo farà.
Lo so. È una sua perdita. Rileggilo.
L’ho letto di nuovo.
Più lentamente.
E la donna all’altro capo del telefono, la donna che era arrivata in America con 300 dollari in una valigia e che, nonostante tutto, si era costruita
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