l’altra, ho incontrato il mio avvocato. Il suo ufficio, con le sue vetrate e l’acciaio, si affacciava sulla città e trasmetteva una serena sicurezza.
Ezoico
Non alzava mai la voce. Non faceva mai promesse esagerate. Si limitava a porre domande precise e ad attendere risposte precise.
Tre giorni dopo il mio primo consulto, mi fece scivolare una grossa cartella sulla scrivania.
«Questa», disse, «è la storia che i vostri genitori raccontano a se stessi».
L’ho aperto. Il mito si è dissolto in fretta.
La casa in cui ero cresciuto, quella che mia madre chiamava il loro “tesoretto”, era stata ipotecata fino al punto di rottura.
Ho rifinanziato il mutuo più volte di quanto sembrasse possibile. Sono in ritardo di tre mesi con i pagamenti. Gli avvisi finali sono sepolti sotto una montagna di posta non aperta.
Ezoico
La barca? Non è ancora stata pagata. Neanche lontanamente. L’acconto è rimasto su
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