piombò nel silenzio, in quel modo involontario che accade ancor prima che tu lo voglia. I professori si raddrizzarono. Gli studenti smisero di bisbigliare. L’atmosfera cambiò.
Si avvicinò al microfono. “Lucas Miller”, disse. La sua voce non necessitava di amplificazione, ma la usarono comunque per cortesia verso il pubblico. “Lei e sua madre vorreste salire sul palco con me?”
“Ho ricevuto un programma questo pomeriggio”, disse, “con un biglietto allegato”.
alla sezione delle presentazioni degli studenti. Il biglietto era di un assistente didattico che voleva segnalare, con le sue stesse parole, “uno studente che potrebbe aver bisogno di chiarimenti sulla differenza tra realtà e finzione”. Fece una pausa. “Lo studente si chiama Lucas Miller. Il fatto in questione è che sua madre pilota un F-22.”
Nell’auditorium calò un silenzio assoluto.
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Mia madre tornò a casa a dicembre.
Entrò come al solito, lasciando il lavoro
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