giorno. Ma sapevo di aver appena fatto partire un conto alla rovescia.
Sono tornata in camera mia, ho chiuso la porta a chiave e ho indietreggiato fino a toccare il letto. Dovevo andarmene. Dovevo prendere Mason e scappare.
Un leggero rumore di graffi proveniva dalla mia porta.
Rimasi immobile. Mi avvicinai furtivamente e aprii lentamente la porta. In piedi nel corridoio scarsamente illuminato, stringendo un orsacchiotto di peluche logoro, c’era Mason. Alzò lo sguardo verso di me, i suoi occhi scuri spalancati nell’oscurità. Allungò una mano e mi afferrò la gamba dei pantaloni, tirando con insistenza.
«Mason? Cosa ci fai fuori dal letto?» sussurrai, inginocchiandomi.
Non disse nulla. Si limitò a indicare in fondo al corridoio. Verso le corde di velluto. Verso l’ala nord.
«No, amico, non possiamo andare laggiù», sussurrai, terrorizzato all’idea che Marcus ci stesse osservando dalle telecamere di sicurezza.
Ma Mason era incredibilmente tenace. Tirò più forte,
Per continuare a leggere, clicca su ( SUCCESSIVA 》) qui sotto!