completamente sbottonata, il viso imperlato di sudore freddo e oleoso e lo sguardo perso nel vuoto, come se fosse completamente smarrito.
Grace si precipitò in avanti e si inginocchiò sul pavimento freddo accanto a Katherine, stringendo la ragazza in un abbraccio protettivo.
«Mia cara, ti prego, dimmi cosa è successo qui, raccontami tutto», la implorò con voce tremante.
Katherine sussultò e si allontanò ulteriormente, con gli occhi sbarrati per il panico autentico.
«Non avvicinarti, ti prego, stai lontano da me», implorò, con la voce rotta dallo sforzo.
«Sono io, Katherine, sono tua madre in questa casa, sei al sicuro con me», insistette Grace, cercando di tranquillizzarla.
Katherine alzò lo sguardo verso di lei, con le labbra screpolate e arrossate per il tremore.
«Mamma, non posso più essere sua moglie, quest’uomo, quest’uomo seduto qui, mi odia profondamente», sussurrò, e quelle parole colpirono la stanza come un macigno.
Il silenzio che seguì
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