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La serata iniziò come tante altre. Le luci del negozio erano fredde, il pavimento lucido e l’aria odorava di polvere e detersivo a buon mercato.

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annuì, come se lo sapesse già.

– Vera… funziona?

«Nel salone», dissi, confusa. «Perché?»

Maria chiuse la cartella e si sporse verso di me.

– Perché Kalin e Vera… hanno una relazione.

Il mio mondo è crollato.

«No», sussurrai. «Non è possibile.»

Maria non distolse lo sguardo.

– È possibile. Ed è un dato di fatto. Ho foto, messaggi… qualcuno me li ha portati.

Le mie mani tremavano. Sentivo rabbia e umiliazione che si scontravano dentro di me.

«Chi te li ha portati?» chiesi, con la gola secca.

«Thomas», disse Maria.

Toma. Un collega del negozio, tranquillo, sempre sorridente, ma con gli occhi stanchi. Mi aveva detto: “Stai attento a Kalin”. Non l’avevo ascoltato.

“Perché mai dovrebbe farlo?” ho chiesto.

Maria strinse le labbra.

– Perché Kalin lo ha minacciato. E perché Toma deve dei soldi. A persone che non perdonano.

Rimasi seduta lì, incapace di parlare. Vera… Kalin… un tradimento avvenuto mentre contavo

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