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La serata iniziò come tante altre. Le luci del negozio erano fredde, il pavimento lucido e l’aria odorava di polvere e detersivo a buon mercato.

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faccia l’eroina. Non stiamo facendo nulla di illegale. Stiamo solo aspettando che la madre firmi dei documenti. Per il bambino. Una buona azione.»

«Non firmerà», disse Maria.

«Firmerà», rispose l’altro, quello più silenzioso. «Tutti firmano quando non hanno scelta.»

Sentivo il sangue ribollire.

«Lei ha una scelta», dissi, facendomi avanti. «E tu te ne andrai.»

L’uomo mi guardò, poi sorrise ancora di più.

«Ah, ecco l’eroe», disse. «L’umanità».

La parola suonava come una presa in giro.

Maria mi prese la mano.

«Non cedere», sussurrò. «Sono perfetti per farti fare qualche sciocchezza.»

In quel preciso istante, la finestra del terzo piano si aprì e Mila fece capolino. Il suo viso era pallido come un lenzuolo.

“Nikola!” gridò a bassa voce.

“Arriviamo!” risposi.

Maria mi condusse all’ingresso. Gli uomini non ci fermarono. Si limitarono a osservare, con l’espressione di chi sa di poter aspettare.

Nella stanza, Raya respirava affannosamente. Mila le era

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