e severa, che con le mani guantate si sollevava le gonne per liberarle dal fango. Il suo sguardo percorse la radura, il capanno, le aiuole di erbe aromatiche, il portico, per poi posarsi su Mara con il freddo disprezzo di chi valuta i danni.
«Daniel», disse Victor. Non alzò la voce, eppure l’aria intorno a lui si riorganizzò. «Hai già messo abbastanza in imbarazzo questa famiglia.»
Daniele non si inchinò, non fece un passo avanti, non finse.
“Stavo cercando di proteggere le mie figlie.”
“Ti stavi lasciando trasportare dal sentimentalismo.”
Lo sguardo di Celeste si posò sulle ragazze. «Poverine», disse con tono secco. «Guardatele. Fango sugli orli. Capelli mezzi spettinati. Venite qui, tesori. Vi diamo una ripulita.»
Nessuno dei due bambini si mosse.
Victor finalmente guardò Mara. “Quindi sei la vedova.”
“Ho un nome”, disse Mara.
Si infilò una mano nella giacca ed estrasse una pesante borsa di cuoio che
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