sono sforzato di sembrare normale.
Mark uscì per primo, con l’asciugamano sulla spalla e quello stesso sorriso rilassato sul volto.
«Sophie ha quasi finito», disse con noncuranza. «Non c’era bisogno che aspettassi qui.»
Lo fissai.
In faccia a lui.
All’uomo con cui avevo condiviso il letto per anni.
E per la prima volta…
Non ho provato alcuna sensazione familiare.
Solo la distanza.
Solo freddo.
«Volevo solo darti la buonanotte», dissi, con una voce ferma che sorprese persino me.
Mi ha osservato per un secondo.
Troppo lungo.
Sembrava stesse cercando di leggere qualcosa.
Poi annuì. “Uscirà tra un minuto.”
Mi è passato accanto.
E ne ho sentito di nuovo l’odore.
Quello stesso debole, strano odore.
Dolce.
Artificiale.
Mi si è rivoltato lo stomaco.
Sono rimasto dove mi trovavo.
Non mi sono mosso.
Non ho detto nulla.
Fino a quando Sophie non è uscita.
Avvolto strettamente in un asciugamano.
Testa bassa.
Come
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