“SÌ.”
Il mio cuore batteva così forte che lo sentivo nelle orecchie.
Dentro, ho sentito il timer emettere un segnale acustico.
Un suono acuto e meccanico.
Poi il silenzio.
Poi l’acqua si muove.
Indietreggiai dalla porta, premendomi contro il muro come se potessi scomparire al suo interno. Le mie mani tremavano così tanto che per poco non mi cadde il telefono di mano.
«Signora, dove si trova in questo momento?» chiese l’operatore.
«Nel corridoio», sussurrai. «Fuori dal bagno.»
“Bene. Restate lì. I soccorsi sono vicini.”
I secondi si dilatarono fino a diventare qualcosa di insopportabile.
Poi-
Passi.
L’acqua è stata interrotta.
La porta si aprì.
Mi sono sforzato di sembrare normale.
Mark uscì per primo, con l’asciugamano sulla spalla e quello stesso sorriso rilassato sul volto.
«Sophie ha quasi finito», disse con noncuranza. «Non c’era bisogno che aspettassi qui.»
Lo fissai.
In faccia a lui.
All’uomo con cui avevo condiviso il letto per anni.
E per la prima volta…
Non ho provato alcuna sensazione familiare.
Solo la distanza.
Solo freddo.
«Volevo solo darti la buonanotte», dissi, con una voce ferma che sorprese persino me.
Mi ha osservato per un secondo.
Troppo lungo.
Sembrava stesse cercando di leggere qualcosa.
Poi annuì. “Uscirà tra un minuto.”
Mi è passato accanto.
E ne ho sentito di nuovo l’odore.
Quello stesso debole, strano odore.
Dolce.
Artificiale.
Mi si è rivoltato lo stomaco.
Sono rimasto dove mi trovavo.
Non mi sono mosso.
Non ho detto nulla.
Fino a quando Sophie non è uscita.
Avvolto strettamente in un asciugamano.
Testa bassa.
Come sempre.
Mi inginocchiai immediatamente.
“Ehi, tesoro,” dissi dolcemente.
Lei alzò lo sguardo verso di me e, per un breve istante, qualcosa balenò nei suoi occhi.
Sollievo.
Poi è scomparso.
«Sono stanca», sussurrò.
«Lo so», dissi, stringendola tra le mie braccia. «Va tutto bene.»
Alle mie spalle, ho sentito Mark scendere le scale.
Calma.
Indifferente.
Come se nulla fosse accaduto.
Come se niente fosse.
Ma qualcosa non andava.
E ora—
Non potevo più ignorarlo.
Un forte colpo risuonò alla porta d’ingresso.
Forte.
Affilato.
Autorevole.
I passi di Mark si fermarono.
Tutto si è congelato.
Poi arrivò la voce.
“Polizia! Aprite la porta!”
Mark si voltò lentamente verso il corridoio.
Verso di me.
La sua espressione cambiò.
Solo un pochino.
Quanto basta.
E in quel momento—
Lo sapevo.
Qualunque cosa stesse succedendo in quel bagno…
Non si sarebbe mai aspettato che finisse così.
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