Ho sentito la porta d’ingresso sbattere, seguita dal rombo del motore del camion di Michael che si perdeva nel frastuono della tempesta.
Avevano lasciato le ragazze da sole.
Questa era la mia occasione. Salii le scale a grandi passi, con il cuore che mi batteva forte nelle orecchie. Entrai in camera mia, aprii il portagioie di mogano ed estrassi la pesante chiave originale di ottone dello studio di Arthur. Il metallo mi sembrò freddo e minaccioso tra le mani.
Percorsi il corridoio. Mi fermai davanti alla porta di quercia scura e lucida. Sentivo una voce flebile provenire dall’interno: Emma, che leggeva ad alta voce un romanzo fantasy.
Ho infilato la chiave nella serratura. Ero pronto a scatenare l’inferno. Ero pronto a riprendermi la mia casa.
Ho girato la chiave. La serratura ha fatto un forte clic.
Prima che potessi aprire la porta, la voce di Emma dall’interno
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