Ho deciso di smettere di essere vittima della mia stessa immaginazione. Sono diventato un fantasma nella mia stessa casa, pattugliando silenziosamente i corridoi ricoperti di velluto nel cuore della notte.
In un piovoso martedì, poco dopo le due del mattino, me ne stavo in piedi nell’ombra profonda del pianerottolo al piano superiore, trattenendo il respiro. La casa era buia come la pece, a eccezione del pallido chiarore della luna che filtrava attraverso le finestre ad arco.
Una porta si aprì con un clic.
Mi strinsi contro la carta da parati a fiori, con il cuore che mi batteva forte nel petto. Una figura uscì furtivamente dalla camera degli ospiti. Era Sarah. Si muoveva con un’urgenza disperata e curva, portando un piccolo vassoio di metallo con una ciotola di farina d’avena e un bicchiere d’acqua.
Non si diresse verso la cucina. Non si
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