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Mia nipote di dodici anni stava studiando nel bagno gelido alle due del mattino, tremando nel suo cappotto invernale. “Non posso accendere le luci in camera. Se si sveglia, papà ha detto che ci caccerai di casa”, singhiozzò. Mi si gelò il sangue. “Lei?” chiesi. Mio figlio aveva segretamente fatto trasferire qualcuno nella mia villa. Peggio ancora, vidi sua moglie aprire lo studio proibito del mio defunto marito con un vassoio di cibo. Afferrai la chiave principale, pronta a buttarli tutti in strada. Spalancai la porta con un calcio. Ma quello che vidi mi distrusse completamente.

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la mia voce completamente priva della sua solita asprezza. «Che diavolo ci fai qui dentro?»

Si alzò in piedi di scatto, con le mani che tremavano violentemente. Guardò il vaso rotto sul pavimento, poi alzò lo sguardo verso il mio viso. I suoi occhi erano spalancati, pozze umide di terrore assoluto. Era uno sguardo che nessun bambino dovrebbe mai rivolgere alla propria nonna.

«Mi dispiace!» esclamò, con la voce rotta dall’emozione. «Mi dispiace tanto, nonna Eleanor. Non volevo romperlo. Mi sono addormentata, il libro mi è scivolato di mano, ho cercato di prenderlo e ho rovesciato l’acqua. Per favore, pulirò tutto. Pagherò il vaso con la mia paghetta!»

«Lascia perdere il vaso», sbottai, avvicinandomi e facendo un passo avanti, con gli stivali che sguazzavano nella pozzanghera. Allungai la mano per toccarle il braccio, ma lei si ritrasse di scatto, proprio di scatto. Quel movimento mi sembrò un colpo al petto. «

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