dormire.
Quando ho visto il nome di mia sorella, mi sono raddrizzata di scatto.
Mara.
Mara lavorava per l’FBI. Non chiamava mai a quest’ora tarda a meno che non fosse morto qualcuno o che stesse per accadere qualcosa di terribile.
Ho risposto sottovoce: “Mara?”
La sua voce era tesa. «Ascolta attentamente. Spegni tutto. Il telefono, le luci, tutto. Vai in soffitta, chiudi la porta a chiave e non dire niente a Caleb.»
Un brivido mi percorse la schiena. “Cosa?”
«Ora, Elise.»
Ho lanciato un’occhiata a mio marito. Era sdraiato di spalle, respirando lentamente e regolarmente.
«Mi stai spaventando», sussurrai.
La voce di Mara si trasformò in un grido: “Fallo e basta!”
Mi sono trasferito prima di poter mettere in discussione la cosa.
Sono sgattaiolata fuori dal letto, ho afferrato il caricabatterie del telefono senza pensarci e mi sono intrufolata nel corridoio. Dietro di me, Caleb si è mosso.
«Elise?» mormorò.
Per continuare a leggere, clicca su ( SUCCESSIVA 》) qui sotto!