altro uomo rispose dall’interno della mia casa.
“Allora lo sa.”
La mia mano scattò alla bocca.
Attraverso una stretta fessura nelle assi del pavimento della soffitta, riuscivo a intravedere parte del corridoio sottostante. Caleb era lì in tuta, con il mio portatile sotto un braccio.
Accanto a lui stava uno sconosciuto con un impermeabile nero.
Lo sconosciuto porse a Caleb una piccola valigetta.
Caleb lo aprì, rivelando tre passaporti.
Su una c’era la foto di mio marito.
Uno aveva quello di mio figlio.
Il terzo aveva il mio.
Ma nessuno di loro portava il nostro nome…
Parte 2:
Mi accovacciai in soffitta, la polvere mi graffiava la gola e la paura mi stringeva così forte al petto che riuscivo a malapena a respirare.
Sotto di me, Caleb posò i passaporti sul tavolino nel corridoio.
L’uomo con l’impermeabile disse: “L’Ufficio si è mosso più velocemente del previsto”.
Mi si è gelato
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