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Mia suocera, al nono mese di gravidanza, guardò la mia pancia e disse a mio marito: “Chiudi la porta a chiave e lasciala partorire da sola”. Una settimana dopo, tornarono dalle vacanze, ma li attendeva una brutta sorpresa! La prima contrazione mi fece crollare sul divano, proprio mentre mia suocera stava preparando l’ultima valigia. Senza nemmeno guardarmi, disse freddamente: “Non rovinare il nostro viaggio con le tue bravate”. Mi chiamo Israa ed ero all’ultimo giorno del nono mese. Il viaggio che mio marito, Rami, sua madre, Madiha, e sua sorella, Basma, stavano per fare verso la costa quello stesso giorno era stato pagato con i miei soldi. Avevo pagato i biglietti. Avevo prenotato l’hotel. Avevo persino permesso loro di usare la mia carta di credito per cibo, uscite e tutto il resto. Come sempre, alla fine tutto è ricaduto sulle mie spalle. Ho chiesto aiuto, ma nessuno si è mosso. Rami era lì in piedi, con una camicia elegante e un orologio costoso, come se stesse andando a fare un picnic… ma non lo era. Aveva lasciato sua moglie in travaglio!

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nel luogo… e poi… il biglietto rosso attaccato al centro della porta. Rami fece un passo indietro, sussurrando: “No… no… impossibile…” Madiha alzò lo sguardo e lesse le quattro parole scritte in grassetto… e per la prima volta nella sua vita… rimase in silenzio. Cosa poteva esserci scritto?… e come aveva fatto Israa a ribaltare la situazione?

Quelle quattro parole pesavano tantissimo… così tanto che Madiha non riuscì nemmeno a pronunciarle ad alta voce:
“Permesso di soggiorno revocato con effetto immediato”.
Rami le strappò il foglio di mano, i suoi occhi saettarono sul testo sottostante…
un avvertimento ufficiale… sigillato… e firmato da un avvocato.
“Israa… hai fatto questo?!” esclamò, guardandosi intorno come se stesse per apparire.
Ma non c’era nessuno.
Solo la piccola telecamera sopra la porta… la sua luce verde si accese.
E poi… la sua voce arrivò.
Calma… ferma… diversa:
“Bentornata”.
Basma sussultò:
“Israa?! Apri subito la porta!”

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