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Mio padre mi ha impedito di partecipare alla mia stessa cerimonia di laurea in medicina perché la mia matrigna voleva che sua figlia usasse il mio biglietto. “Tanto sei solo un’assistente infermiera, lascia che tua sorella si goda il suo momento”, ha sghignazzato mio padre, spingendomi verso l’uscita.

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e oro brillante che indicava il mio doppio titolo di medico/dottore di ricerca. Non era solo un vestito; era un’incoronazione.

«Sei splendida, Clara», disse dolcemente il dottor Fletcher, con gli occhi lucidi di lacrime trattenute. Mi posò una mano calda e paterna sulla spalla. «La tua ricerca sull’apoptosi cellulare nella leucemia pediatrica… cambierà il mondo. Tua madre, che non c’è più, sarebbe stata incredibilmente orgogliosa della storia che stai scrivendo oggi.»

Osservai il mio riflesso nell’enorme specchio dorato appoggiato al muro di mattoni. Sbattei le palpebre, riconoscendo a malapena la donna che mi fissava. L’assistente infermiera esausta e invisibile, con la divisa macchiata, era sparita. Al suo posto si ergeva una figura di spicco, avvolta nell’armatura di un successo accademico senza pari.

Me lo sono meritato, pensai, la consapevolezza che finalmente si radicava nelle mie ossa. Ogni notte insonne. Ogni lacrima. Era tutto vero.

Nel frattempo, proprio al di

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