Victoria e Haley vibravano letteralmente per la profonda e bruciante umiliazione. Circondate dagli sguardi sprezzanti dell’alta società a cui desideravano disperatamente appartenere, non avevano scelta. Afferrarono i cappotti e si precipitarono lungo la navata, alle spalle delle guardie, a testa bassa, fuggendo dall’auditorium come patetici roditori spaventati in fuga da una nave che affonda.
Li guardai allontanarsi, sentendo solo una brezza fresca e rigenerante dove prima dimorava la mia ansia. Rivolsi di nuovo la mia attenzione al pubblico.
Imperterrita dall’interruzione, ho tenuto il mio discorso di apertura. Ho parlato con passione, intrecciando la cruda realtà emotiva della sofferenza infantile con le brillanti e innovative vie molecolari che la
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