avevano considerata solo un’umile assistente, sfruttandomi e schiacciandomi. Asciugandomi le lacrime calde dal viso, stavo per andarmene. Ma all’improvviso, la pioggia implacabile smise di colpirmi. Un enorme ombrello nero mi fece ombra. Alzai lo sguardo, sorpresa, e vidi il preside Jonathan Bradley, il capo del consiglio medico dell’università, con indosso la sua impeccabile toga accademica. Mi fissò con assoluto, sconcertato stupore.
«Dottor Hensley?!» La voce risonante del Preside squarciò il fragore della tempesta. «Perché mai se ne sta qui fuori sotto la pioggia gelida? L’intero Consiglio di Amministrazione la sta cercando freneticamente dietro le quinte da trenta minuti per preparare il discorso di commiato!»…
Le pesanti tende di velluto cremisi si aprirono con un ronzio meccanico e un riflettore accecante di un bianco purissimo illuminò l’imponente palcoscenico di legno. L’auditorium, gremito da oltre tremila persone, piombò in un silenzio carico di riverenza e di attesa.
Dean Bradley si avvicinò al
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