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Mio padre mi ha impedito di partecipare alla mia stessa cerimonia di laurea in medicina perché la mia matrigna voleva che sua figlia usasse il mio biglietto.

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le quinte. Uscii dall’ombra. Il mio portamento era regale, il mento alto. Le pesanti vesti accademiche di velluto ondeggiavano dietro di me a ogni passo misurato e sicuro che compivo verso il centro del palcoscenico.

L’intera sala esplose in un boato. Tremila persone si alzarono in piedi all’unisono, tributando una standing ovation fragorosa e assordante che fece letteralmente tremare il pavimento di legno sotto i miei piedi…

Le mie mani erano perennemente screpolate e irritate. Persino ora, in piedi sul cemento irregolare del vialetto, sentivo l’odore caustico del disinfettante a base di clorexidina di grado medico che mi si appiccicava alla pelle: un profumo che era diventato il mio profumo personale negli ultimi quattro anni. La mia colonna vertebrale mi sembrava una pila di piattini di porcellana fragile, che si sfregavano l’uno contro l’altro e minacciavano di frantumarsi al minimo passo falso, dopo un altro brutale turno di dodici ore

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