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Dal 2027 tornerà infatti a incidere pienamente il meccanismo che collega l’età pensionabile all’aspettativa di vita. Se la longevità media continuerà a crescere, anche l’età necessaria per andare in pensione subirà degli adeguamenti.
Inizialmente si parla di incrementi contenuti, ma anche un solo mese in più può avere effetti concreti, soprattutto per chi si trova vicino al momento dell’uscita dal lavoro.
La pensione anticipata resta difficile da raggiungere
Per evitare di attendere la pensione di vecchiaia esiste la pensione anticipata, che però richiede una carriera contributiva molto lunga.
Attualmente servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, oltre alla finestra mobile prevista dalla normativa.
Per molti lavoratori nati negli anni Sessanta si tratta di un obiettivo complicato. Carriere discontinue, periodi di disoccupazione e contratti precari rendono spesso difficile accumulare una contribuzione così elevata.
Il peso del sistema contributivo
Un altro elemento che incide sulle scelte dei lavoratori riguarda il calcolo dell’assegno pensionistico.
Molti appartenenti a questa fascia anagrafica hanno una pensione determinata in parte con il metodo retributivo e in parte con quello contributivo. Quest’ultimo tende generalmente a produrre assegni meno generosi rispetto al passato.
Per questo motivo numerosi lavoratori valutano di restare occupati più a lungo, così da aumentare il montante contributivo e ottenere una pensione più alta.
Una generazione tra vecchie e nuove regole
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