Capitolo 3: Architetti della rovina
Ho iniziato la mia campagna in silenzio, operando con la meticolosa precisione di un artificiere. Sapevo che la minima vibrazione, il più piccolo accenno di ritorsione, li avrebbe fatti fuggire a gambe levate dietro le mura del loro patrimonio ereditato e dei loro avvocati strapagati. Così, mi sono avvolta nell’illusione di una donna fragile e spezzata.
Quando Eleanor finalmente si degnò di venire a trovarmi in ospedale una settimana dopo, con addosso un odore di gin e profumo costoso, tenni lo sguardo basso. Lasciai che la mia voce tremasse mentre parlavo. Permisi loro di crogiolarsi completamente nel bagliore della loro presunta, effimera vittoria. Accettai di “pensarci” sui soldi. Recitai la parte della figlia intimorita e traumatizzata con assoluta perfezione.
Ma dietro le pesanti tende di velluto della mia finta sottomissione, stavo orchestrando il catastrofico collasso del
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