Pubblicità

Rivestì le pareti con la lana, ignara che ciò le avrebbe salvato la vita quando una bufera di neve avrebbe seppellito la città.

Pubblicità

Pubblicità

Ne aveva letto nei resoconti norvegesi delle spedizioni artiche: la temperatura alla quale la pelle esposta si congelava in pochi minuti, il metallo scottava al tatto, il respiro si cristallizzava nell’aria e cadeva in minuscole particelle di ghiaccio prima di potersi dissipare. A 40 gradi sotto zero, il freddo non era più una semplice condizione meteorologica. Era un predatore.

Impilò la legna rimanente con maggiore attenzione, calcolando angoli e circolazione dell’aria. Controllò ogni giuntura dell’isolamento in lana, premendo ulteriore pile in ogni fessura che riusciva a trovare. Imbottì lo stipite della porta con degli stracci e appese la coperta più pesante alla finestra.

E lei aspettò.

La tempesta iniziò l’8 gennaio 1887. Proveniva da nord-ovest, una muraglia di nuvole grigie che inghiottì i Monti Judith a metà mattinata e raggiunse la baita di Ingred a mezzogiorno. Il vento arrivò per primo, una pressione che aumentava costantemente facendo scricchiolare e gemere

Per continuare a leggere, clicca su ( SUCCESSIVA 》) qui sotto!

Pubblicità

Pubblicità