questo con il mio bambino?» Il dottor Salazar la guardò con una tristezza così antica e profonda da far quasi incurvare l’intera stanza.
«Per favore», disse. «Dimmi il suo nome». Clara esitò. Poi rispose. «Ethan. Ethan Salazar». Nella stanza calò il silenzio. Il dottor Salazar chiuse gli occhi. Una lacrima gli scivolò lungo la guancia.
«Ethan Salazar», ripeté lentamente. «È mio figlio». Nessuno si mosse. Il pianto sommesso del bambino era l’unico suono rimasto nella stanza.
Clara sentì l’aria abbandonarle i polmoni. «No», sussurrò. «No… non può essere.» Ma sul suo volto non c’era incertezza. Solo dolore. Un vecchio dolore.
Quel tipo di persona che aspettava da tempo un nome e che improvvisamente lo aveva trovato.
Si sedette accanto al letto come se le gambe non lo reggessero più. Poi, con la voce più flebile della stanza, iniziò a parlare.
Le disse che Ethan non aveva rapporti con la famiglia
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