lo sguardo. E si bloccò. La caposala se ne accorse per prima. Era diventato completamente pallido.
La sua mano tremò una volta sopra il blocco appunti. I suoi occhi – calmi, esperti, professionali – si riempirono di qualcosa che nessuno in quella stanza si aspettava di vedere.
Lacrime. «Dottore?» chiese l’infermiera con cautela. «Sta bene?» Non rispose. Continuava a fissare il bambino. La forma del naso. Il delicato contorno della bocca.
E appena sotto l’orecchio sinistro, una minuscola voglia a forma di mezzaluna color cannella.
Clara si tirò su a sedere, debole e spaventata allo stesso tempo. «Cos’è successo?» chiese. «Cosa c’è che non va in mio figlio?» Il dottore deglutì.
Quando parlò, la sua voce era appena un sussurro. “Dov’è il padre del bambino?”
Il volto di Clara si indurì completamente. “Non è qui.” “Ho bisogno del suo nome.”
«Perché?» chiese lei, con un’espressione di allarme sempre più acuta. «Cosa c’entra
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