«Questo ora è un tuo problema», ringhiò Malik, mentre il suono della porta che si chiudeva sbattendo risuonava per sempre.
L’uomo, Yusha, rimase in silenzio. Si allontanò dall’unica casa che conosceva, i suoi passi sicuri anche nel fango. Camminarono per ore, lasciandosi alle spalle il profumo di gelsomino e legno levigato, sostituito dall’odore salmastro e putrido della riva del fiume e dall’aria densa e umida della periferia.
La loro casa era una baracca che scricchiolava a ogni folata di vento. Odorava di terra umida e vecchia fuliggine.
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