«La moschea ha molte bocche da sfamare», disse Malik, con un tono di amaro sollievo nella voce. «Una di queste ha accettato di accoglierti. Domani ti sposerai. Un mendicante. Un peso cieco per un uomo distrutto. Una simmetria perfetta, non credi?»
Calò un silenzio profondo. Zainab sentì il sangue defluire dalle sue membra, le dita intorpidite. Pianse. Le lacrime erano una risorsa preziosa, esaurita prima ancora di compiere dieci anni. Sentì semplicemente il mondo tremare.
Il matrimonio fu un sordo e ritmico frastuono di passi e risate soffocate e spezzate. Si svolse nel cortile fangoso del magistrato locale, lontano dagli occhi indiscreti dell’élite del villaggio. Zainab indossava un rozzo kilt di lino: l’ultimo ricordo delle sue sorelle. Sentì una mano sconosciuta stringere la sua callosa. La sua presa era ferma, sorprendentemente ferma, ma la manica era a brandelli e il tessuto si stava sfilacciando al polso.
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