lentamente la stanza. «Sono venuta perché continuavo a sentire delle voci. Sulla tua azienda. Sui soldi che passavano attraverso società di comodo. Sul tuo entourage che escludeva i dirigenti del reparto finanziario. Su Vanessa che si comportava come se fosse la proprietaria dell’edificio.» Si fermò al tavolo. «Volevo capire se eri incompetente, compromesso o infedele. Non ho escluso nulla.»
I suoi occhi lampeggiarono. «Non ho una relazione con Vanessa.»
«Ma le hai permesso di credere di poterti rivendicare pubblicamente?»
«Non sapevo che lo stesse facendo.»
«Allora hai perso il controllo del tuo ufficio.»
Quelle parole la colpirono in pieno. Emily le sentì arrivare.
Nathan prese una cartella dal tavolo e gliela fece scivolare verso di lei. «Visto che sei qui, guarda.»
Dentro c’erano note di audit interne, transazioni segnalate, approvazioni non firmate e autorizzazioni di spesa inoltrate tramite l’amministrazione esecutiva. Il nome di Vanessa compariva ovunque, non come persona che
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