Rodrigo Salazar se ne stava immobile al centro dell’enorme atrio di marmo della sua residenza a Bosques de las Lomas, Città del Messico.
Aveva appena terminato una videochiamata con investitori internazionali. La giacca gli pendeva dal braccio, la mente ancora occupata da cifre milionarie, quando quella vocina lo fermò come se qualcuno avesse eretto un muro davanti a lui.
Si voltò lentamente.
Davanti a lui c’era una bambina di circa nove anni, in uniforme scolastica, con due trecce disordinate e uno zainetto rosa a tracolla.
Non sembrava spaventata.
Tremava, sì… ma di indignazione.
“Stai parlando con me?” chiese Rodrigo.
“Sì”, rispose la bambina senza abbassare lo sguardo. “Con te.”
Rodrigo si guardò intorno, perplesso.
Vicino all’ingresso di servizio, una donna magra, dalla carnagione scura, con un grembiule grigio e le mani secche di candeggina, si affrettò verso di loro.
«Camila, stai zitta», sussurrò con
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