Ma così vicino che mi è mancato il respiro.
Era più grande di me, forse sui quarantacinque anni, con i capelli scuri leggermente brizzolati e gli occhi di quello stesso verde insolito dei miei, lo stesso verde che mio padre sosteneva di aver ereditato dalla sua famiglia, sebbene nessun altro lo avesse. Il suo cappotto era fradicio. La pioggia le rigava le guance, ma lei non si allontanò dalla finestra. Sollevò una mano, con il palmo aperto, a dimostrazione che non aveva cattive intenzioni.
Rimasi immobile, pietrificato.
Indicò prima il sedile del passeggero, poi la portiera, chiedendo silenziosamente se poteva entrare. Ogni istinto ragionevole mi diceva di andarmene. Ma la ragione aveva già perso la sua presa quel giorno. Aprii la portiera.
La donna si lasciò scivolare sul sedile del passeggero, portando con sé la tempesta. L’aria gelida irruppe nell’abitacolo, impregnata dell’odore di pioggia e lana bagnata. Chiuse la portiera
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