rifiuti privati a ferirmi; erano anche i commenti pubblici che sentivo per caso. Ad aprile, in chiesa, ho sentito la signora Harrison dire: “Che peccato per il ragazzo Callahan. Il giudice ha tutta quella ricchezza e nessun erede degno a cui lasciarla. Ci si chiede a cosa serva”. A una cena che mio padre offrì a maggio, uno degli ospiti, ubriaco del buon whisky di mio padre, disse a voce abbastanza alta da farmi sentire dal corridoio: “È la legge della natura, no? I deboli non sono destinati a riprodursi. Mantiene sana la razza”. Un piantatore della Louisiana in visita, mentre esaminava un cavallo che mio padre stava vendendo, commentò: “Un bell’animale, linee solide, buona costituzione, uno stallone provato. Non come tuo figlio, eh? A volte l’allevamento non funziona”. Ogni commento era una pugnalata, ma avevo imparato a non reagire. A che scopo? Avevano ragione, secondo la loro interpretazione. Ero
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