Dalila fu straordinaria durante il viaggio. Era più forte di me, più capace, più ingegnosa. Quando una ruota si staccò, la riparò. Quando dovevamo guadare un ruscello, andò avanti per prima a controllarne la profondità. Quando il cibo scarseggiava, sapeva quali piante erano commestibili e come piazzare trappole per conigli. “Dove hai imparato tutto questo?” le chiesi una sera mentre mangiavamo un coniglio che aveva catturato e cucinato. “Si imparano cose quando si è schiavi. Si presta attenzione a tutto perché la conoscenza può fare la differenza tra la sopravvivenza e la morte. Ho osservato gli uomini riparare i carri, ho imparato a conoscere le piante dalle donne che raccoglievano erbe, ho imparato a cacciare con mio padre prima che venisse venduto quando avevo dieci anni.” “Mi dispiace per tuo padre.” “Non dispiacerti. Continua ad andare verso nord.”
Abbiamo parlato durante quelle lunghe notti di viaggio, abbiamo parlato davvero, in un modo in cui non avevo mai parlato con nessuno prima. Delilah mi ha raccontato della sua vita: nata in una piantagione in Alabama, venduta a mio padre a 15 anni, nove anni di lavoro nei campi che avrebbero dovuto spezzarla ma non l’hanno fatto. Mi ha parlato dei sogni di libertà che si era a malapena concessa, della costante vigilanza necessaria per sopravvivere alla schiavitù, di aver visto amiche vendute, sorelle violentate dai sorveglianti, madri separate dai figli. Io le ho raccontato della mia: l’isolamento di essere piccola e diversa, l’educazione che mi ha resa diversa, la solitudine di avere ricchezza ma nessun vero amico, la vergogna di essere chiamata difettosa, la crescente consapevolezza che la mia vita agiata era costruita sulla sofferenza altrui. “Non sei difettosa”, mi disse una sera. “Sei diversa.” C’è una distinzione che la società non vede. La società si sbaglia su molte cose. Si sbaglia sulla schiavitù, si sbaglia sulle donne, si sbaglia su di te.
Nel momento in cui mettemmo piede nel Tennessee, qualcosa era cambiato tra noi. Non eravamo più padrone ed ex schiavo. Non eravamo nemmeno più semplici compagni di viaggio. Eravamo due persone che avevano iniziato a connettersi veramente l’una con l’altra. Delilah fu la prima a dirlo. Ci fermammo a riposare in un fienile abbandonato. Fuori pioveva a dirotto e decidemmo di aspettare che la tempesta si placasse. “Thomas? Posso chiederti una cosa personale?” “Certo.” “Quando arriveremo a nord, quando sarò libera… cosa succederà allora? Tra noi, intendo.” “Ho pensato la stessa cosa. Non lo so. Immagino che ti troveremo un posto dove vivere, ti aiuteremo a sistemarti, a trovare lavoro. Forse resterò qui vicino nel caso avessi bisogno di aiuto. Ma sarai libera di fare le tue scelte.” “E se,” esitò, “cosa succederebbe se la mia scelta fosse quella di restare con te?”
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