ricoprivano pavimenti in pino lucido. Dietro la casa padronale si estendeva la piantagione attiva: la sgranatrice di cotone, la fucina, la falegnameria, l’affumicatoio, la lavanderia, la cucina, la casa del sorvegliante e, oltre a tutto ciò, gli alloggi, file di piccole capanne dove vivevano 300 schiavi in condizioni che contrastavano nettamente con il lusso della tenuta.
Sono cresciuto in questo mondo di ricchezza estrema, costruito su una brutalità estrema, sebbene da bambino non ne comprenda appieno le implicazioni. Sono stato istruito a casa da una serie di precettori assunti da mio padre. Ero troppo fragile per il trambusto della scuola, troppo esile per essere ammesso alle accademie frequentate dai figli degli altri proprietari terrieri. Invece, ho imparato il greco e il latino, la matematica e la letteratura, la storia e la filosofia nella quiete della biblioteca di mio padre. All’età di 19 anni, ero alto 1 metro e 57 centimetri,
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