bassa voce, appoggiando il vassoio prima di lasciarlo cadere.
Si voltò verso di me. I suoi occhi, scuri e troppo vecchi per il suo viso, erano pieni di lacrime.
“Signore…” La sua voce si spezzò. “Perché ha una foto di mia madre in casa?”
Ho sentito un suono acuto nelle orecchie.
“Cosa hai appena detto?”
Si strinse la cornice al petto come se qualcuno stesse cercando di rubarla. “Quella è mia madre. Ha i capelli più lunghi e sembra… felice. Ma è lei. Quella è mia madre, Lena.”
Mi avvicinai, come in un sogno. Guardai la foto, poi la bambina davanti a me. Mentalmente scacciai la sporcizia della strada e la stanchezza, ed eccomi lì: il piccolo naso all’insù di Lena, la curva delle sue labbra, lo sguardo intenso che mi rivolse quando mi disse che credeva in tutto ciò che potevo essere.
“Tua madre si chiama Lena?” chiesi con
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