trasferito?” ho esclamato.
«No», disse lei. «Non mi sono mossa. Sono a casa ad aspettarti.»
Mi si rivoltò lo stomaco. Lanciai un’occhiata alla porta.
“Sei a casa?”
“SÌ.”
“Tipo, adesso?”
“Sì. Dove altro potrei essere?”
Ho deglutito, il mio cervello cercava di far confluire due realtà completamente opposte in un’unica storia. Spoiler: non funziona.
«Sono fuori casa», dissi lentamente. «E tu non ci sei?»
Fece una piccola risatina, di quelle che si fanno quando si pensa che tu stia esagerando senza motivo.
“Beh, certo che sono qui.”
«Sì,» dissi, fissando di nuovo la porta. «Ci torneremo su.»
Ho riattaccato prima di dire qualcosa di così pungente da potermene pentire in seguito.
Poi ho bussato di nuovo, più forte questa volta.
La donna aprì la porta dopo pochi secondi e potei quasi sentirla pensare: “Oh, no, di nuovo tu”.
«Sì, questa è la casa di mia madre», dissi.
La mia voce
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