La solitudine iniziale. Gli appartamenti squallidi. Gli anni che ho trascorso a costruire una vita che da lontano sembrava affascinante, ma che in realtà era fatta soprattutto di scartoffie, ritardi dei treni e dell’imparare a stare da sola senza che questo significasse aver fallito nel mio tentativo di appartenere a un luogo.
Lei ha ascoltato.
Ho ascoltato davvero.
Anche quella era una novità.
L’ultima sera prima di tornare a casa, ho girato per la casa da sola dopo che lei era andata a letto. Una stanza alla volta, lentamente, come se stessi rievocando quei ricordi. Il corridoio dove mi sedevo con i libri quando volevo stare fuori dalla vista, ma non proprio nascondermi del tutto. La cucina dove tante versioni della verità si erano casualmente mescolate nel corso degli anni, tra caffè e pulizie. La finestra del soggiorno dove il mio vero padre mi aiutò una volta ad attaccare fiocchi
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