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Ho volato per dodici ore dall’estero per andare a trovare mia madre. Avevamo programmato questa visita da settimane. Uno sconosciuto ha aperto la porta.

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rise. Solo un po’, ma di gusto.

“Sembri sorpreso.”

“Sono.”

«Beh», disse, e potevo sentire la nota di sarcasmo nella sua voce, quella che avevo ereditato e affinato nel corso degli anni, «a quanto pare le persone possono maturare anche in età avanzata».

Mi sono appoggiato allo schienale della sedia e ho chiuso gli occhi per un secondo.

“Cosa voleva?”

«Ha detto che c’erano stati dei malintesi. Che i bambini erano andati nel panico. Che tutti erano sotto pressione. Che non voleva assolutamente che io mi arrabbiassi.»

Ho emesso un breve respiro attraverso il naso.

Certo che l’aveva detto.

Anche adesso, anche dopo tutto quello che era successo, continuava a cercare di aggirare la verità con le parole, invece di affrontarla direttamente.

“Poi?”

«E poi», disse mia madre, «gli dissi che avevo passato troppi anni a lasciare che fossero gli altri a spiegarmi la mia vita, e che non ero

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