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palmo della mano. Senza guardarmi direttamente, disse: “So chi sei. Dovresti riprenderti le tue figlie. Stavo già cercando di capire come contattarti. Vieni a questo indirizzo se vuoi capire tutto. E dopo, lascia in pace la mia famiglia.”

Sono rimasta seduta in macchina per quindici minuti, con il telefono in mano, indecisa se chiamare Pete. L’ultima volta che avevo sentito la sua voce, mi aveva detto che le mie figlie erano morte, e mi aveva fatto passare per colpa sua. Non ero pronta a sentire di nuovo quella voce.

Ho invece inserito l’indirizzo nel navigatore GPS e mi sono messo in viaggio.

La porta si aprì e Pete rimase lì in piedi. Impallidì.

“CAMILA??”

Dietro di lui comparve la donna dell’asilo nido, con in braccio un bambino. Guardò Pete, poi me, e disse con calma: “Sono contenta che tu sia venuto… finalmente!”

Sulla parete dietro di loro erano appese foto

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