si differenziasse dal fruscio secco dell’eucalipto. Le portò erbe selvatiche, guidando le sue dita sui bordi frastagliati della menta e sulla buccia vellutata della salvia. Per la prima volta nella sua vita, l’oscurità non era una prigione; era una tela.
Si ritrovò ad ascoltare il ritmo del suo ritorno ogni pomeriggio. Si ritrovò ad allungare la mano per toccare il tessuto ruvido della sua veste, le dita che si soffermavano sul battito regolare del suo cuore. Si stava innamorando di un fantasma, un uomo definito dalla sua povertà e dalla sua gentilezza.
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