donne prima di me.
Invece, una strana, travolgente ondata di chiarezza mi invase. Guardai quella minuscola creatura tremante. Non vidi un mostro. Vidi un animale intrappolato che si mordeva una zampa per liberarsi da una trappola.
Reprimendo un gemito, mi strinsi le costole in fiamme con una mano e spostai lentamente il peso, abbassandomi fino a sedermi nella pozzanghera d’acqua, perfettamente alla sua altezza. Non allungai una mano. Non cercai di fermare i suoi movimenti oscillanti.
«Ha fatto male», dissi. La mia voce non era di rimprovero. Era solo una constatazione calma e decisa. «La statua ha fatto molto male. E anche i calci hanno fatto male.»
Mason si fermò a metà del movimento. Il suo petto si alzava e si abbassava con violenza, i suoi occhi scuri spalancati e selvaggi, fissi nei miei.
Tenevo le mani appoggiate aperte sulle ginocchia. Guardai il bambino e mi toccai il petto, proprio
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