Il molo di Ensenada si svegliò sotto una coltre di nebbia pallida, il mare nascosto dietro una cortina grigia.
Le assi erano scivolose per l’umidità, scricchiolando dolcemente sotto il peso del tempo. Non c’erano turisti, né musica, né risate: solo silenzio e il grido lontano di un gabbiano solitario che solcava il mattino.
Su una panchina vicino al bordo sedeva un uomo anziano.
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La sua postura era ancora disciplinata, quasi militaresca, nonostante il tempo gli avesse rubato gran parte delle forze. Il suo nome era Don Ernesto Salgado, e le sue mani – segnate, segnate, ferme – poggiavano con calma sulle ginocchia, come se ricordassero come reggere un peso ben più pesante degli anni.
Premuto contro di lui c’era un pastore tedesco.
Il cane giaceva vicino, il corpo allineato alla gamba del vecchio, respirando lentamente
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