a tremare.
—Avevo un compagno… anni fa. Nell’esercito. Non era un poliziotto. Era… era uno di noi. Un pastore tedesco. Lo chiamavamo Shadow.
Valeria sbatté le palpebre, tesa.
—Il nome di quel cane è Delta, signore.
«Delta era il suo nome in codice alla radio», rispose Don Ernesto con la voce rotta dall’emozione. «Ma quando eravamo soli, quando… quando le cose si mettevano male… lo chiamavo Shadow. Perché era sempre con me.»
Il silenzio si fece pesante. Persino il mare sembrava ascoltare.
Don Ernesto chiuse gli occhi con forza e per un attimo il molo scomparve.
Si rivedeva in montagna, anni prima, in un’operazione notturna contro una cellula armata. La terra odorava di polvere da sparo e pino. Gli spari risuonavano come fruste. E lui, Ernesto, ancora giovane, avanzava con la sua unità mentre il cane gli segnava i percorsi, leggeva la sua paura nell’aria, gli salvava la vita senza
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