– Li conosci?
«Sì», disse lei. «C’è un motivo per cui li conosco. C’è un motivo per cui Vladimir è interessato a te.»
Mi si gelò il sangue.
– Non voglio problemi.
«Non riuscirai a sfuggire loro, Nikola», rispose Maria con calma. «Sei già dentro. La questione è se ti lasceranno in pace o se ti difenderai.»
– Proteggere? Da chi?
Maria aprì la cartella e mi mostrò un documento.
– Dai licenziamenti. Dalle bugie. E da chi trae profitto dal silenzio dei buoni.
Ho dato un’occhiata ai documenti. Parole legali, pesanti come pietre. Parlavano di violazione dei diritti dei lavoratori, di risarcimento, di licenziamento disciplinare ingiusto.
“Non ho soldi per una causa legale”, dissi a bassa voce.
«Lo farai», rispose Maria. «Se accetti di parlare.»
– Con cui?
«Con Vladimir», disse lei. «E con Raya.»
Il nome della madre suonava come una supplica. La ragazza non se l’era inventato. C’era una madre. C’era dolore.
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